Nel periodo invernale viene effettuata la potatura secca della vite, operazione fondamentale per la corretta gestione del vigneto. Con questa operazione, il viticoltore regola l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta, con ripercussioni dirette sia sulla resa che sulla qualità dell’uva. Nella potatura è consigliabile di evitare drastici interventi. Grossi tagli, ferite o altre lesioni del legno, possono rappresentare dei punti d’ingresso di una pericolosissima malattia fungina che attacca il legno della vite: il   Mal dell’Esca. Questa malattia, nota da tempo già nell’antica Roma, è ancora oggi poco conosciuta relativamente ad eziologia, patogenesi e epidemiologia.

Agente causale, ciclo biologico ed epidemiologia

L’eziologia di questa fitopatia è molto complessa. Ad oggi, la bibliografia evidenza che sono più di cinque i funghi responsabili della sindrome del mal dell’Esca. Tra questi, sempre maggiore importanza viene attribuita a Phaemoniella chlamydospora e P. aleophilum; infatti inoculando questi funghi è stato possibile riprodurre i sintomi della malattia.

vite con colpo apoplettico
Foto 1 Colpo apoplettico parziale (foto Sacom)

Questi funghi entrano nella pianta solo per ferita, preferendo parti vecchie ed ammalate. Dopo essere entrati, i funghi si moltiplicano ed invadono i tessuti legnosi, disgregandoli per via enzimatica . La malattia si propaga nel vigneto sia per azione diretta del micelio che passa dal legno infetto a quello sano, e sia mediante gli arnesi da taglio utilizzati durante la potatura.

Sintomatologia e danni

La sindrome del mal dell’esca è complessa ed irregolare nella sua manifestazione in anni successivi, largamente dipendente da condizioni varietali ed ambientali. Si conoscono due decorsi: uno cronico ed uno acuto. La forma acuta, detta anche apoplessia, si manifesta con l’avvizzimento improvviso della pianta totale o parziale (foto 1), mentre la forma cronica conduce alla morte della pianta in un numero variabile di anni (foto 2).  Sulle foglie i  sintomi compaiono nella loro massima evidenza in estate, con iniziale aree clorotiche internervali e marginali, al cui centro si formano estese necrosi con il tessuto che tende a lacerarsi in fase di disseccamento.

foto vite malata
Foto 2 Forma cronica con caratteristica sintomatologia fogliare (foto Sacom)

Le nervature principali ed i tessuti intorno ad esse rimangono invece verdi, mentre le aree clorotiche assumono una colorazione giallo-brunastra per vitigni a bacca bianca o rosso-bruna per le varietà a bacca rossa, conferendo così alle foglie una caratteristica “tigratura” (Foto all’inizio dell’articolo). Le foglie sintomatiche possono rimanere a lungo sulla pianta o cadere con tutto il picciolo. Sui grappoli compaiono tipiche macchiettature necrotiche, avvolte confluenti ed estese sugli acini; oppure, a causa di profonde alterazioni degli organi legnosi, i grappoli disseccano  rimanendo attaccati ai tralci.

Sui tralci ed il legno si assiste ad una progressiva disgregazione dei tessuti legnosi, che divengono prima necrotici e brunastri, e successivamente di un colore biancastro, conferendo al tessuto una consistenza spugnosa e friabile.            

Prevenzione

Contro il mal dell’Esca non sono possibili mezzi di lotta chimica. La prevenzione è di natura preventiva, e si basa su i seguenti accorgimenti:

  • Ricorso a materiale di propagazione sano e controllato;
  • Eseguire la potatura invernale poco prima della ripresa vegetativa per favorire un più rapido processo di cicatrizzazione della ferita;
  • Disinfettare le viti che hanno subito danni da gelo o forti grandinate, con prodotti a base di rame;
  • Disinfettare con mastici cicatrizzanti grossi tagli dovuti a rinnovi e riconversioni delle forme d’allevamento;
  • Individuare e segnalare le piante colpite in estate per poi, a fine inverno durante la potatura, riconoscerle e potarle per ultime, allo scopo di non propagare il patogeno mediante gli arnesi da taglio;
  • Disinfettare gli attrezzi con alcool o sali di ammonio o solfato di rame concentrato nel passare da una pianta all’altra;
  • Rimuovere dal vigneto i residui di potatura, di piante morte o irrimediabilmente colpite;
  • Attuare operazioni di risanamento su viti con sintomi della malattia attraverso “tagli di ritorno”; raggiungere il legno apparentemente sano, quindi tagliare il ceppo fino a quando non sono più manifeste carie o colorazioni anomale;

 

Lotta biologica

Recentemente si sta studiando la possibilità di controllare biologicamente la diffusione del mal dell’Esca attraverso funghi antagonisti appartenenti al genere Trichoderma.  Infatti, due articoli recentemente pubblicati dalla rivista “Phitopathologia Mediterranea” indicano che l’utilizzo di funghi antagonisti, come il Trichoderma, permettono di aumentare la protezione delle ferite da potatura dai diversi patogeni che concorrono all’insorgere del mal dell’Esca. Il Trichoderma è un forte colonizzatore del legno della vite nel quale si insedia con rapidità, creando una barriera biologica alle diverse specie di fungo che provocano il mal dell’Esca.